ven
27
nov
2009
FIRENZE 2009
Walter Viaggi è nato a La Spezia nel 1959
“Dopo l’invasione” (L’alternativa negata)
di WALTER VIAGGI
Nelle numerose varianti della rappresentazione dell’uomo nel suo quotidiano, ogni fotografo si trova a doversi compenetrare con la realtà che lo circonda. Spesso le ricerche visive che ne derivano sono influenzate direttamente (volutamente) o indirettamente dal mutare di tale realtà.
Nel corso dell’ultimo quarto di secolo, il flusso di immigrazione in Italia è cresciuto in modo tale da assumere le sembianze di un’invasione che non dà segni di attenuazione. La presente ricerca visiva nasce dalla rappresentazione delle sfaccettature di questo fenomeno che rimanda ad un’“alternativa negata”.
Nonostante l’evidente clandestinità sia derivata da un’azione volontaria, invasione rimane un termine che rimanda ad una valenza “negativa”. Ciò deve portare ad un’attenta riflessione, perché per quanto si ricerchi l’accezione più “morbida” della parola, la durezza insita nel termine rischia di chiudere la visione in un’unica direzione.
Le immagini, infatti, dovrebbero lasciare aperta la visione “nei due sensi”, dovrebbero cioè evidenziare non soltanto l’invasione subita, con le numerose espressioni di tolleranza e intolleranza che ne conseguono, ma anche gli stati d’animo di coloro i quali si trovano spesso in città, paesi e nazioni che li tollerano a stento o talora per convenienza.
Nell’osservazione delle immagini di questa ricerca visiva sarebbe opportuno tener presente questo duplice messaggio. Le fotografie non partono dalle canoniche immagini dei barconi zeppi di clandestini o dai superaffollati centri di prima accoglienza; esse raffigurano quello che accade dopo, quando gli extracomunitari sono già inseriti (o cercano di inserirsi) nel nostro paese, aspirando ad una collocazione sociale oltre che fisica.
L’invasione (sia nella persona che nell’ambito sociale) è già avvenuta ed è in continuo allargamento, ma l’integrazione in un paese che si sente “invaso” non è mai né facile né tantomeno automatica; alle differenti reazioni trovate nel paese “ospitante”, l’immigrato ha risposto con il continuo tentativo di adattamento alle situazioni ed ai mercati possibili.
Se parliamo dell'immigrazione 'visibile' si nota come dalla potenziale vendita dei prodotti che richiamano la propria origine (manufatti, alimenti tipici, abbigliamento ed altro), i nuovi cittadini siano arrivati a vendere nel nostro paese surrogati della nostra stessa creatività (dalle imitazioni o copie di prodotti di moda alle icone dell’arte più consacrata come le stampe de “La creazione di Adamo” di Michelangelo). Ma lo sguardo degli immigrati è sempre lo stesso, fisso verso il vuoto,nell’indifferenza generale di un mondo che scorre accanto.
Lo stato d’animo è quello di qualcuno che assiste alla vita degli altri, chiedendosi come e dove indirizzare la propria.