Rita Salis - 02.09.2008
L'artista è il creatore di cose belle. Rivelare l'arte e nascondere l'artista è il fine dell'arte. Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione
delle cose belle...
"L'artista è il creatore di cose belle. Rivelare l'arte e nascondere l'artista è il fine dell'arte. Il critico è colui che può tradurre in diversa forma o in nuova sostanza la sua impressione
delle cose belle. Tanto le più elevate quanto le più infime forme di critica sono una sorta di autobiografia. Coloro che scorgono brutti significati nelle cose belle sono corrotti senza essere
affascinati. Questo è un errore.
Coloro che scorgono bei significati nelle cose belle sono le persone colte. Per loro c'è speranza".
Oscar Wilde, dall'introduzione al romanzo "Il ritratto di Dorian Gray".
Molti hanno letto, riletto, amato ma anche odiato il famoso testo di Wilde, che al di là dei giudizi positivi o negativi, è sempre stato al centro di ricerche sui significati della bellezza,
dell'estetica, della ricerca perenne dell'uomo dell'immortalità. E chi meglio di un artista può presentare le varie facce del famoso romanzo? Si è chiusa pochi giorni fa' una mostra collettiva molto
interessante che cercava di fare i conti con l'interrogativo da sempre al centro della vita dell'uomo del Novecento. Ai 17 artisti che hanno esposto è stato richiesto di partire con il loro lavoro
proprio dal romanzo, partendo dall'invito scritto dalla curatrice Raffaela M. Sateriale:
"Invito agli artisti
Che ognuno tragga la sua storia o l'altrui speranza:
Chi non vorrebbe rimanere giovane e bello per tutta la vita?
Chi non vorrebbe restare giovane e forte per sempre?
Quale prezzo sarebbe disposto a pagare?
Chi o cosa sarebbe disposto a sacrificare?
Gli artisti sono immortali....e tu come ti senti?"
La mostra dal titolo "Sulle tracce di Dorian Gray, portraits of celebrities" si è svolta presso il Museo dell'Alabastro di Castellina Marittima (Pi), è ha unito sia artisti che fotografi, artisti più
noti come Giorgio Mondolfo (fotografo per le maggiori testate femminili italiane, ha realizzato campagne pubblicitarie per le maggiori agenzie italiane e internazionali) che ha esposto i suoi primi
autoscatti degli anni '60. Andy, forse più conosciuto per la sua attività con i Bluvertigo, realizza opere molto vicine alla grafica pubblicitaria, con cui si è specializzato all'Accademia delle Arti
Applicate di Milano.
Esiti molto diversi, alcuni artisti più introspettivi, come Fabrizio Breschi, Alessandro Atzeni e Giorgio Conti, altri più interessati all'ambito sociale, come Anna Aka, che usa il collage, Kaltz e
Federico Bellini, fotografo sportivo, ma che si diletta anche nel ritratto e ha presentato in mostra i ritratti di professionisti skater etc., che secondo il fotografo rappresentano l'antitesi
rispetto a Dorian Gray, persone che accettano il tempo che passa e che si godono la propria libertà.
Una mostra quindi nel complesso ricca di spunti e riflessioni interessanti e affascinanti, che meriterebbero un'attenzione e una critica maggiore, comunque è apprezzabile per la varietà della
tematica, un'esposizione che però, forse per il luogo periferico in cui è nata, non ha avuto una grande diffusione.